“Emma, domani andiamo a fare la psico… ti ricordi? nell’altro asilo, quello grande, dove ci sono tante classi. Ci sarà un’altra maestra, Sara ha avuto un bambino, e anche i tuoi compagni saranno nuovi… che ne dici?”

Mhm… non sono convinta che Emma abbia afferrato il succo del discorso, mi ha guardato dritta negli occhi, per tutto il tempo della durata dell’interazione  (ahahah! consigli del metodo Feuertein) ha fatto un gran sorriso ed è corsa via.

Il giorno dopo però, arrivati alla rotonda che porta all’asilo nido Emma ha iniziato a fare dei gridolini; giunti nel parcheggio si è tutta contorta per poter continuare ad osservare l’asilo dal suo seggiolino auto, e puntando il ditino ha detto:

tati!

Messi i calzettini antiscivolo ha iniziato ad esplorare in giro, voltandosi verso di me quasi volesse dire “io questo posto me lo ricordo” e una volta arrivati alla stanza dedicata alla psicomotricità abbiamo aperto la porta e sbirciato dentro:

“ahhhhhhh!”

Abbiamo richiuso la porta,  guardandoci complici e pronunciando un lungo shhhhhht con un dito sulle labbra. Arrivata la maestra Lisa, Emma si è avvicinata felice, le ha dato la mano, e si è voltata un’altra volta per ammonirmi

“mamma… tà” (tu mamma aspettami qua su questa panchetta)

Dentro con lei c’era il surrogato di mamma, nonchè premio nobel per la pace dei bambini, o nuovo santo da aggiungere a quelli del calendario,
il CIUCCIO,
fedele alleato per tutte quelle occasioni in cui lei si sente un po’ sconsolata, ma stavolta non ce n’è stato bisogno.

L’ho sentita gridare di gioia,
unirsi alle voci dei compagni che cantavano versi inarticolati,
ho sentito che scalava,
che saltava (vabbè, saltare è ancora un verbo prematuro da usare, direi più che faceva un passo nel vuoto),
l’ ho sentita che spingeva sedie e costruiva la sua personale costruzione con i bastoni morbidi e i mantelli
l’ho sentita che rideva…

… e me la sono immaginata, con i suoi occhioni luminosi, la bocca spalancata, nella  posizione che assume con il busto protratto in avanti e le braccia dietro la schiena quando è orgogliosa di quello che ha fatto e qualcuno la compiace.

È uscita con un sorriso vittorioso, radiosa, e quando ha visto che ero nel posto giusto ad attenderla, mi ha buttato le braccia e detto

“mamma… Memma… tati … eto”
(mamma, Emma è stata dentro con i tati)

“sì Emma, hai giocato dentro con i tati… è stato bello?”

“ìììììììì!”

Brava Emma, sono felice… proprio tanto, perchè mi dimostri di iniziare ad avere
la mamma nel cuore!

(queste sono le foto della seduta di psicomotricità tenutasi alla settimana estiva di Bibione, insime alla vulcanica Giovanna!)