Noi viviamo nella casa che un tempo era di mia nonna paterna, una casa degli anni ’60 leggermente rivisitata, che aveva al piano terra un mini corridoio, una mini cucina, un mini salotto.
Abbiamo demolito le pareti e sostenuto i soffitti con una grande trave in ferro creando un’unica stanza, ma lo spazio non è comunque grande.
Non che mi dispiaccia, è calda e colorata, parla di noi, e questa è di sicuro la stanza che viviamo di più, tutti insieme, ma se viene qualcuno a trovarci o introduciamo qualcosa di voluminoso lo spazio diventa poi di difficile gestione.
So bene di essere fortunata ad avere ciò che ho, perciò ritengo che il segreto sia ritarare l’occhio, sfruttando bene le misure, considerando quello che per molti è d’impiccio come qualcosa di essenziale, almeno per un certo periodo, specie per i bambini-
Da tempo mi sarebbe piaciuto donar loro una casetta dove poter giocare, ben consapevole che la simbologia che rappresenta va oltre il suo utilizzo ludico, ma le casette che si trovano in commercio sono troppo ingombranti, e pure costose, quindi abbiamo ben pensato di costruirne una… tutti e 4 insieme!
Sistemando lo stanzone/cantina abbiamo riesumato lo scatolone del fasciatoio dei bambini. Giova ha seguito le direttive di Tommaso, che aveva in mente un progetto ben preciso, e in un pomeriggio la casetta al grezzo era pronta, semplicemente con colla vinilica e scotch.
Poi siamo passati alla sua pittura, con colori scelti da Tommy, senza badare troppo al fatto che il colore venisse steso nel modo giusto, o che i bordi tra un colore e l’altro non si sovrapponessero. Volevamo che Tommaso la sentisse proprio fatta da lui.
Mi ha chiesto di disegnare i balconcini fioriti, giusto per “dare un tocco femminile, per la Emma” (ahah!) ma alla coloritura ci ha pensato lui, facendo quella sua espressione tutta concentrata…
Emma, vedendo i colori pennarello acrilici, ben consapevole che scrivono ovunque, voleva partecipare. Lì , ho notato il disappunto di Tommaso, perchè temeva, e anche io sinceramente, che in qualche modo “deturpasse” una casetta tanto carina. Ma è bastato assegnarle il compito di disegnare Tommy che non è stato rovinato proprio nulla.
E’ stato bello vedere come quel cartone/casetta potesse assumere tante sfumature, bar, ristorante, casetta delle bambole, casetta del cane immaginario…
Ma soprattutto rifugio, spazio che racchiude, che da confini, che rassicura, che nasconde per poi essere ritrovati, che ripara da occhi indagatori, che fa sfuggire ad un’emozione di disagio.
In questi giorni ho visto utilizzare in ognuno dei modi elencati qui sopra questa casetta. E’ come se fosse un luogo tutto loro, da rispettare, da condividere con gli amici.
Da utilizzare nei momenti in cui ci si sente stanchi, o bisognosi di un proprio morbido spazio, nascosto ma allo stesso tempo vicino agli altri, dal quale i rumori arrivano ovattati… un po’ come succedeva nella pancia della mamma.
E allora… ben vengano gli spazi piccoli delle case piccole nei quali è più semplice ricreare un ambiente tanto registrato nell’incoscio di ogni bambino!
E’ anche questo un ritarare i punti di vista, no?
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Inizio a spaventarmi nel senso… che questa connessione che abbiamo è spaventosamente reale!!
oh yes… è proprio così!
Dunque… a parte confermare il mio amore per Tommaso ( che se potessi tornare piccola vorrei come fidanzatino) …
ma adesso comincio a spaventarmi sul serio!!! Anche noi l abbiamo fatta! Ma era di cartone troppp molle
…e ha fatto una finaccia! Ora con Marco si pensava di farla di compensato!
Ricordi d infanzia bellissimi… quando con il mi babbo facevamo la casa con la scatola della lavatrice , molto robusta all.epoca! La mi mamma disegnava dei fiori bellissimi ed il tocco di classe erano le tendine con gli incarti a fiori colorati delle uova di Pasqua!! Adoravo quella casina!