Antonella e Alice, mamma e bambina.

La sorpresa di essere nuovamente mamma per la prima. La voglia di venire al mondo con la sua unicità per la seconda.

Ma quanto dista l’immagine del bambino immaginato e sognato, da quella del bambino reale? Alice ha solo 11 giorni in più della mia Emma. Mi soffermo a pensare che sia io che Antonella, con soli pochi giorni di differenza, stavamo provando il medesimo terremoto emotivo. Il dolore della disillusione, la paura del non conosciuto. Lacrime profonde senza un freno.

Non ricordo con precisione quando le nostre vite si sono incontrate, sicuramente il web ha permesso questo contatto iniziale. Ma quando ci siamo trovate realmente, viso con viso, ricordo il sorriso di Antonella, il suo abbraccio stretto e l’emozione che quell’abbraccio mi ha suscitato. Certe persone te le manda davvero l’Universo. Non puoi restare indifferente a certe Anime. Ti restano indelebili dentro. Per la loro spontaneità e forza. E per quella sintonia che riverbera anche a distanza. Sempre.

Dopo un infinito tempo, finalmente mi decido a scrivere riguardo alla nascita di Alice. Tanto le mie emozioni sono tutte lì. Cristallizzate e nitide come fosse ieri.
Dovrei iniziare da un lutto, da un temporale notturno che sembrava voler distruggere la terra e da una morfologica piena di gioie e attese, che per un po’ ha oscurato il mio cuore.
Quando scoprii di essere incinta di Alice avevo 43 anni. Mia madre era morta da pochissimo tempo ed io credevo di essere solo triste e depressa. Perché nonostante i due figli precedenti questa gravidanza non mi dava nessun segnale. Persino la mancanza di ciclo non era una novità, perché da un po’ succedeva che ogni tanto saltassi.
Però feci il test, e subito quando vidi i due segnetti rosa pensai ad una bambina, e fastidioso un pensiero fugace mi attraversò la mente. Sindrome di down (allora lo pensai minuscolo) ma la gioia era tanta che abbandonai subito quel pensiero. I miei due figli erano fuori di testa dalla felicità
Dopo tutto l’iter solito, saltai per una serie di motivi il tri test.
Alla morfologica, alla quale portai i miei figli, sentii nettamente che qualcosa non andava, la dottoressa imputo il fatto alle strumentazioni, danneggiate dal temporale. Mi fece tornare l’indomani senza bambini e con Francesco.
Lì ci disse della sindrome e senza mezzi termini ci propose, nonostante fossi al limite, l’aborto.
Mio marito chiese se ci fossero problemi per me, e al suo diniego andammo via.
Tristezza nel cuore a mille.
Ai ragazzi dicemmo solo che era una femminuccia e da subito fu Alice.
C’era comunque un 1% di possibilità che non avesse la sindrome di Down e a quello mi attaccai.
Non lo dicemmo a nessuno, per non aver condizionamenti visto che dal punto di vista fisico ero una meraviglia. Ai miei figli dicemmo della possibilità della sindrome. Ma col sorriso.
Alice è nata con cesareo la mattina del 3 febbraio 2010.
La sentii piangere, sembrava un gattino.
Francesco all’uscita dalla sala mi disse solo : Nelly è come ci avevano detto, ed è bellissima.
Chiusi gli occhi e cominciai a piangere.
Ogni volta che me la portavano in stanza, il cuore combatteva tra l’amore che si faceva spazio e le preghiere, che la portasse via.
E penso che ogni mamma, odiandosi, ha pensato questo almeno una volta.
Però ogni giorno l’amavo sempre di più. Oggettivamente era bella, aveva la pelle trasparente.
Però non mangiava e sono stata in ospedale 6 giorni. Alla dimissione, l’ostetrica dolcissima mi diede un opuscolo, Pinguini nel deserto.
Io ancora non lo sapevo, ma sarebbe stata la prima ancora di salvezza, che mi portò a Pianeta Down.
Quando tornai a casa, dopo alcuni giorni ci fu confermata la sindrome, fu più semplice dirlo ai ragazzi, che già erano persi per la sorellina.
Alternavo le giornate, tra pianti, sempre più rari, e la gioia di quella minuscola bambina rosa.
Che una qualità importante ce l’aveva, dormiva tantissimo.
Naturalmente in quel periodo, il web era la mia casa, cercavo testimonianze e opinioni. Ovviamente mi sono imbattuta in cose orribili, ma la frase di un medico, che sarebbe stato fondamentale più avanti, cambiò la nostra prospettiva:

La vera differenza con questi bambini la fa l’Amore.

Semplicemente.
Poi tutto come da iter, visite ravvicinate, terapie immediate e l’amara sorpresa che a 11 mesi, il dotto non si era chiuso, ma si era allargato tanto e procurò ad Alice, ipertensione polmonare.
L’intervento fu un incubo, si trasformò da emodinamica di circa 45 min in operazione chirurgica di 8 ore.
Ecco, qua mi fermo.
Perché in fondo io ancora sono ferma davanti a quella barella enorme, col terrore che mi soffoca.
Adesso guardo Alice e vedo il bene che mi ha portato e le persone che ha messo sulla mia strada.

E provo tenerezza per quella mamma triste e disperata.
E la perdono.